Il 13 maggio 1706 l’esercito francese si porta in vista di Torino e si posiziona con la destra del suo schieramento in corrispondenza dell’area di Lucento, e la sinistra in corrispondenza del Po. La marcia francese viene disturbata da un reggimento molto particolare che serve nell’esercito del Duca: gli ussari. Reparti speciali di cavalleria leggera, aggregati all’armata imperiale e utilizzati di solito per azioni di disturbo e guerriglia, erano giunti a Torino con i primi rinforzi da Vienna. Impropriamente detti ungheresi, erano per lo più di origine serba, e si erano “fatti le ossa” combattendo contro gli ottomani, ed erano noti per il loro coraggio che spesso confinava nella ferocia.

Durante le operazioni di disturbo gli ussari fanno un gran numero di danni, e addirittura riescono a uccidere un luogotenente colonnello. Sono le ultime manovre dal lato sabaudo prima dell’inizio dell’assedio. La sera del 13 il Duca manda ordine ai distaccamenti di fanteria imperiale accampati a Chieri di ritirarsi a Torino.

Già durante la notte i francesi cominciano a lavorare agli scavi delle trincee per effettuare l’assedio e di quella, più grande e detta “di circonvallazione”, necessaria a proteggersi le spalle.

Il 14 maggio, verso mezzogiorno, arrivano i reparti di fanteria imperiale richiamati da Chieri, che prendono posizione al di là del Po per proteggere le vie di comunicazione. Nel frattempo si nota un gran numero di nemici (con tanto di cannoni a seguito) che risalgono la Dora verso Pianezza. Gli alti comandi sabaudi intuiscono l’intenzione francese di gettare un ponte sul fiume, ma non hanno modo di impedire l’operazione.

In questa fase non si può fare molto se non assistere alle operazioni nemiche. Così la Congregazione si occupa di organizzare la delicata gestione degli approvvigionamenti:

“…conoscendosi in queste contingenze necessario d’haver almeno sei o otto persone col giustacorpo, e bandoliera conforme hanno le guardie a piedi della porta di S.A.R. per scortare le provisioni de fieni, bestie bovine, boschi, et altre, e per servire in tutte le altre ocorenze, et urgenze della città”.

Sempre dai verbali della Congregazione leggiamo un richiamo al dovere di tutti i consiglieri in questo momento di difficoltà:

“Al tempo stesso, (la Congregazione) ha proposto che nelle presenti contingenze vi sono tante urgenze, et affari, che richiedono l’assistenza indefessa de signori conseglieri in aiuto de signori sindici, e però ha pregato tutti d’essere assidui in questo Palazzo per puotere provedere a supplire”.

Nel frattempo, il Duca de La Feuillade fa requisire le ville nobiliari del circondario per farne le residenze sue e degli ufficiali, mentre stabilisce il quartier generale al castello di Lucento.

Sono le ultime manovre: tra poco parleranno le armi.

Il dipinto, di Giuseppe Michele Graneri, raffigura un ussaro imperiale.