Repetita iuvant, dicevano nell’Antica Roma. Il successo delle prime schermaglie induce gli alti comandi sabaudi a insistere con la strategia della guerriglia.

Il 16 maggio 1706, i reggimenti a cavallo degli ussari fanno 11 prigionieri francesi in una delle loro incursioni, mentre i francesi continuano gli scavi delle trincee e delle due linee, dette di “controvallazione” e di “circonvallazione”, una rivolta verso la Cittadella, l’altra a proteggersi le spalle da eventuali attacchi nemici: una strategia vecchia di secoli, ma sempre molto efficace (la prima volta che venne usata di cui abbiamo memoria fu nel 52 aC, durante l’assedio della roccaforte gallica di Alesia da parte di Giulio Cesare).

Anche se le operazioni militari vere e proprie devono ancora cominciare, si segnalano già episodi di diserzione nelle fila francesi. Diventa subito chiaro il motivo per cui il Duca di Savoia ha ordinato di trattare bene chi fugge dall’armata nemica chiedendo asilo: i disertori sono una utilissima fonte di informazione. Il 18 maggio, per esempio, è proprio dai disertori che si apprende che il Duca de La Feuillade ha spostato 13 battaglioni a Pianezza, molto vicino alla Dora, e alcuni pezzi di artiglieria a Lucento. Così, a notte fonda, gli artiglieri del Duca di Savoia si spostano in corrispondenza delle postazioni nemiche dall’altra parte del fiume e all’alba del 19 cominciano a cannoneggiare gli accampamenti. I soldati francesi sono in preda alla confusione, ma non è facile capire l’entità del danno prodotto.

Nel corso della stessa giornata un reparto di ussari (ancora loro!) riesce a sfondare le difese e a penetrare nell’accampamento nemico, catturando molti prigionieri e cinquanta tra cavalli e muli.

L’assedio non è ancora iniziato ma gli assediati hanno fatto intendere, in modo molto chiaro, che non intenderanno rendere le cose facili al nemico.

L’immagine, che arriva dal sito imtw.ru, raffigura tipiche fortificazioni settecentesche.