Nella notte tra il 28 e il 29 giugno gli scavi delle trincee francesi progrediscono al punto di portarsi a 20 passi dalla ridotta messa a protezione dall’opera a corno. Allo stesso modo si avvicinano di altri 20 passi alla linea tra i bastioni di S.Maurizio e Beato Amedeo. Dalla cascina Macciola in zona Crocetta (nell’area oggi di via Vela) una batteria di 10 pezzi, detta “degli Spagnoli” (perché facente parte di un battaglione spagnolo, per l’appunto) comincia a tirare sulla fronte sinistra del bastione Beato Amedeo, provocando non pochi danni. La batteria degli Spagnoli continuerà a essere davvero una spina nel fianco, specie quando nei prossimi giorni i cannoni diventeranno 21.

Le cronache raccontano: “Li 29 festa dei Ss. Pietro e Paolo, alla notte li francesi hanno fatto un grandissimo fuoco con I oro canoni e mortai contro la Cittadella, gettando anche continuamente palle infocate nella città, et alcune bombe, una delle quali è caduta in casa di Guglielmo Antonio Bonello mercante da tele incerate nella contrada del scudo di Francia la quale ha rouinato due piani di detta casa, altra in una casa al di dietro di quella del signor conte di Ganera, la quale ha acceso il fuoco alla medesima et ha causato gran danno e rovina, altra in casa del signor conte Vercellis vicino ai Padri Gesuiti che ha causato gran rovina”.

Gli assediati reagiscono spostando una loro batteria a Valdocco, per colpire il fianco sinistro francese con tiri d’infilata che provocano grandi danni alle opere d’assedio.

Sempre il 29 giunge notizia che il nemico si è ritirato da Chieri. Mandate delle truppe a rioccuparla, si  trovano “un capitano nemico ferito con alcuni infermi che si sono fatti condurre in qua”.

Alla Cittadella si vedono i danni di questi intensi giorni di bombardamenti: “In fatti non vi restava un palmo di terra che non fosse scosso dal fiero bersaglio; eccitava anche ne’ cuori più duri la compassione il gran numero de’ morti che si portavano a seppellire, e de’ feriti ad esser curati negli Spedali”.

In città si organizzano le squadre di volontari per lo spegnimento degli incendi. Vengono coinvolti i brentatori e i falegnami: “Per le presenti ordiniamo et espressamente
comandiamo a tutti li brentadori e mastri da bosco commoranti in questa città e suoi borghi, niuno eccettuato,
di doversi ritrovare questa mattina all’hora di mezzo giorno sovra la piazza avanti la chiesa di S. Francesco da Paula, consignandosi ivi al signor conte Tarino, per esser impiegati secondo l’esigenza del regio e publico servitio, sotto pena di un tratto di corda da darseli in publico irremissibilmente, escludendo però da tal presentatione e consegna quei mastri da bosco, che sono attualmente applicati nella cittadella et arsenale di questa città”.

Il mezzogiorno del 30 giugno, rendendosi conto che i francesi si sono avvicinati troppo alle fortificazioni, si fa una sortita di 600 uomini tra granatieri e fucilieri. Il nemico è ricacciato indietro con tanta decisione da dare il tempo di demolire buona parte delle opere d’assedio più avanzate. L’incursione costa ai difensori 15 tra morti e feriti, tra cui tre capitani imperiali e un piemontese, ma i francesi perdono almeno 40 uomini tra morti e feriti, tra cui diversi ufficiali.

L’immagine in testa al post raffigura reggimenti di fanteria di fine Seicento – inizio Settecento, nelle loro tipiche uniformi, ed è tratta dalla Digital Public Library of America.