Ci sono giorni in cui i libri smettono per un po’ di essere soltanto pagine, copertine, trame, personaggi, e diventano incontri. Questo Salone del Libro, per me, è stato soprattutto questo.
Il Ragno e la Corona è arrivato tra le mani di tantissimi lettori con una forza che mi ha emozionato. È stato richiesto, aspettato. E confesso che vedere tante persone avvicinarsi allo stand perché non vedevano l’ora di leggere qualcosa di nuovo scritto da me è una di quelle cose che uno scrittore custodisce con un nodo bello stretto in gola.
Ancora più sorprendente è stato vedere come dopo ormai 9 anni La città delle streghe continui a trovare nuovi lettori, aprendo ancora porte, accompagnando altre persone dentro la mia Torino più oscura e misteriosa.
E poi c’è stata la piccola, grande gioia de Il segreto delle Mille Fonti, che ha incuriosito giovanissimi lettori: gli sguardi attenti, le domande, le esitazioni davanti alla copertina mi hanno fatto pensare che le storie servono anche a questo, a mettere una scintilla dove prima c’era solo un pomeriggio qualunque.
Ma il Salone non è stato solo libri venduti, firme e dediche.
È stato conoscere nuovi colleghi autori e nuovi instancabili, meravigliosi standisti che hanno parlato dei nostri libri a tutti quelli che capitavano a tiro. È stato rivedere amici che non incontravo da tempo, persone che avevo lasciato poco più che bimbe e che oggi sono adulte, con una vita, una voce, una strada: conferme, una volta di più, che il tempo passa, ma ogni tanto restituisce qualcosa invece di portarlo via.
È stato far scoprire a mia mamma la magia del Salone vissuto da dietro uno stand: quel piccolo caos felice fatto di lettori, editori, autori, scatoloni, sorrisi, stanchezza, parole dette al volo e incontri che durano pochi minuti ma restano addosso molto più a lungo. Ed è stato far conoscere ai miei nipoti un lato del loro zio che scrive storie e che firma autografi.
E sì, in mezzo a tutto questo ho avuto anche l’onore e il piacere di conoscere Douglas Mortimer, uno dei miei intrattenitori preferiti. Una di quelle cose che non metti in programma e che poi diventano subito parte del racconto.
Torno a casa stanco, molto. Ma anche grato.
Grato a chi è passato per un saluto.
A chi ha comprato un libro.
A chi è tornato dopo anni.
A chi mi ha detto: “Aspettavo il tuo nuovo romanzo”.
A chi ha portato con sé un pezzo della trilogia e ha voluto continuare il viaggio.
A chi ha scelto per la prima volta una mia storia.
Il Salone, visto da fuori, può sembrare una grande festa del libro. Da dentro, almeno per me, è stato qualcosa di più semplice e più prezioso: la prova concreta che le storie, quando trovano qualcuno disposto ad ascoltarle, non restano mai ferme.
Grazie davvero.
Ci vediamo tra le pagine.








