La recente lettura condivisa della Città dell’Assedio sul gruppo facebook di Thriller Storici e Dintorni ha sollevato più di una curiosità sull’aspetto dei personaggi della storia, per cui mi è sembrato divertente scrivere questo approfondimento in merito.

Di solito, quando scrivo, non amo soffermarmi troppo sulla descrizione fisica dei miei personaggi, se non per qualche piccolo dettaglio caratterizzante, o a meno che l’aspetto del personaggio sia qualcosa di rilevante notato da un altro personaggio (è il caso per esempio di Costanza, osservata/ammirata/invidiata da Laura per la sua avvenenza). La mia scelta stilistica è di restare sempre abbastanza vago da lasciare alla fantasia del lettore la scelta di immaginare i personaggi come preferisce.

Una cosa diversa è il processo creativo che mi porta alla costruzione dei personaggi, dove invece mi è di aiuto immaginarli. Utilizzando il metodo imparato nella mia formazione di regista teatrale,cerco sempre di associare al personaggio il viso di persone conosciute o di attori o personaggi famosi, perché la mia esperienza associa a quel viso una serie di caratteristiche anche psicologiche che vanno oltre all’aspetto esteriore.

Questo “trucco” è una cosa ben nota a chi scrive e legge i fumetti di Bonelli Editore: vi siete mai accorti che Dylan Dog assomiglia a Rupert Everett? Ci si avvicina al fumetto per la prima volta, si leggono le prime tavole, e anche chi non conosce il personaggio “sente” che Dylan Dog è britannico e con un forte senso di autoironia. Allo stesso modo troverete in Dampyr le caratteristiche tormentate di Ralph Phiennes in Strange Days, in Julia – avventure di una criminologa, l’aspetto da raffinata ragazza della porta accanto di Audrey Hepburn, e così via. Queste scelte non sono solo omaggi dei disegnatori ad attori famosi, ma rispondono all’esigenza di attivare nel lettore una sorta di “riconoscimento” di alcune caratteristiche che vengono poi riportate nel personaggio.

Nel mio caso, quando lavoro come regista e come attore, cerco sempre di chiedermi quali visi potrei associare ai personaggi, perché questo mi aiuta a scoprire in maniera istintiva e non ragionata quali aspetti riconosco o vorrei che emergessero nei personaggi stessi. Nella scrittura il processo è identico: immaginare i personaggi con un viso che conosco mi fa scoprire quali sono gli aspetti su cui lavorare per caratterizzarli.

Come al solito, mi sono perso in un lungo preambolo senza arrivare al dunque. Veniamo dunque ai personaggi della Città delle Streghe e della Città dell’Assedio cominciando dai due protagonisti, Gustìn e Laura.

Laura incarna un mix di dolcezza, ingenuità, buon cuore e forza di carattere. Non è una ragazza che si fa notare per il suo aspetto fisico: ha le labbra troppo larghe e il seno troppo piccolo, due caratteristiche su cui ho messo l’accento specialmente nella Città delle Streghe perché sono l’esatto opposto dei canoni estetici settecenteschi, che prescrivevano un seno prosperoso e una bocca piccola e rotonda come un bocciolo di rosa. 

Qualche anno fa, mi capitò di vedere un film della Disney, “Ice Princess”, la cui protagonista Michelle Trachtenberg mi fece pensare: “ecco, lei potrebbe essere un’ottima Laura”: una ragazza “acqua e sapone”, intelligente e ben educata, buona e generosa, ma anche determinata e capace di sapersi rialzare dopo una caduta.

 

Gustìn, come molti già sanno, è ispirato a una persona reale: a mio fratello deve infatti sia l’aspetto fisico che la seriosa facciata sotto cui si nascondono uno spirito arguto e un cuore d’oro, ma anche una certa inclinazione alla teatralità (mio fratello ha scoperto la recitazione prima di me, per poi – ahimé – abbandonarla). 

Nel cercare di immaginare quale attore avrebbe potuto incarnarlo mi è venuto in mente Jeremy Renner , protagonista di svariati film d’azione tra cui Avengers e Mission Impossible. Approfondendo il perché di questa associazione, mi sono risposto che questo attore interpreta sempre personaggi buoni, a volte un po’ ambigui (nel senso che all’inizio non sei sicuro se siano buoni o cattivi), che non si mettono in luce come protagonisti ma tendono a stare in secondo piano. I personaggi di Renner nei film che ho visto hanno in comune intelligenza, burbera ironia e, se la situazione lo richiede, capacità di menare le mani. Tutte caratteristiche che ho voluto portare in Gustìn.

 

 

Nella Città dell’Assedio assume un ruolo importante il personaggio di Maria Corona, la misteriosa dama vestita a lutto con abiti decisamente fuori moda che si rivela molto più di… qualunque cosa il buon senso possa immaginare.

Maria Corona per me è dolcezza unita a forza d’animo; è la madre che diventa leonessa per difendere i suoi cuccioli; è l’eleganza aristocratica unita a un fascino vagamente… etereo. Maria è tutto questo ma colorato, attraversato da un velo di malinconia. C’è in lei una saggezza antica che inevitabilmente comporta rimpianto e tristezza. Per interpretarla vedrei benissimo l’attrice francese Charlotte Gainsbourg.

Fioreste Chevalier, il padre di Laura, è la trasposizione dell’uomo che mi piacerebbe essere, che cerco di essere. Uno che dà il meglio di sé in ogni cosa che fa, devoto nel suo amare le persone che ama. In lui c’è molto del mio amatissimo nonno materno.

Non avevo dunque trovato un viso con cui immaginarlo, ma devo ammettere che da quando ho avuto la fortuna di vedere il mio amico Pietro (attore della mia compagnia teatrale) indossare i suoi panni, ora non riesco più a pensarlo se non con il suo aspetto.

 

Per il Conte Gropello mi sono ispirato a un’altra persona reale, conosciuta in ambito lavorativo, che mi ha colpito per la sua capacità di andare al sodo, per la sua severità nel gestire i rapporti umani e per quel suo modo di sorridere e fare battute che non sai se è meglio ridere anche tu, o se aspettarti una fregatura un attimo dopo.

Quando con la mia compagna giochiamo a fantasticare su una ipotetica serie TV ispirata ai miei libri, conveniamo sempre sul risparmiare budget scegliendo attori sconosciuti, ma puntando su Robert de Niro per la parte di Gropello.

 

 

Felice, il sordomuto che accompagna Gustìn in buona parte delle sue avventure, è un personaggio un po’ particolare. Intanto appartiene a una famiglia dell’alta borghesia (i Moris erano banchieri, nella Torino di inizio 1700), ha evidentemente ricevuto un’educazione di livello, ma è anche un uomo d’azione (di solito è lui che spara, e anche piuttosto bene). Quando va in giro con Felice, Gustìn si sente sempre uno straccione, e la prima volta che incontra il sordomuto insieme al conte Gropello, pensa che sia quest’ultimo il servitore. 

Mettendo insieme tutte queste peculiarità, non trovate che un ottimo attore che le esprime in certi suoi lavori (mi viene in mente “il Conte di Montecristo”) sia il bravo Gerard Depardieu?

(Una curiosità sul personaggio di Felice. Il linguaggio dei segni, oggi è piuttosto comune, all’epoca era una rarità ma non così sconosciuta, in particolar modo a Torino. Il principe di Carignano, cugino del Duca, era afflitto dalla stessa menomazione di Felice, e aveva imparato a esprimersi da un precettore spagnolo, se ben ricordo un padre gesuita di cui spero mi perdonerete non ricordo il nome. Questo per dirvi che la comunicazione a gesti tra Gustìn e Felice era del tutto plausibile).

L’altro socio di Gustìn è Tommaso Viarengo, il rilegatore di libri caduto in disgrazia che poi si rivela un preziosissimo aiuto grazie al suo amore per la lettura. Viarengo ha avuto una genesi particolare perché non fa parte del manoscritto originale ma è nato in fase di editing della Città delle Streghe. Su indicazione del mio editore occorreva corredare l’indagine di Gustìn di maggiori informazioni sull’Assassino del Coltello, così mi sono posto la domanda su come raccontarle. Ho escluso in partenza l’idea di riassumerle, perché raccontarle con la voce di qualcuno poteva offrirmi maggiori opportunità. Così è nato Tommaso, che in realtà è una sorta di macchietta di cui faccio spesso l’imitazione quando voglio interpretare l’archetipo del brav’uomo piemontese dall’aspetto dimesso. Tutto ha avuto origine da un vecchio presidente del Torino Calcio, di cui vi mostro un breve video: non potreste vedere o sentire un Tommaso Viarengo migliore di questo.

 

Costanza Morel nasce per essere “antagonista” di Laura sin dall’inizio, ed è infatti caratterizzata come il suo esatto opposto. Sull’aspetto di Costanza mi sono soffermato apposta perché Laura la trova tanto bella quanto trova se stessa insignificante. La immagino come un tipo di bellezza vistosa, appariscente, e anche un po’ caciarona.

Nella primissima stesura Costanza si chiamava Valeria perché l’idea ispiratrice era quella della soubrette Valeria Marini. Quando poi una coppia di carissimi amici ha chiamato Valeria la secondogenita ho deciso di cambiare nome al personaggio: gli ultimi capitoli della Città dell’Assedio dovrebbero, credo, rendere chiaro il motivo per cui ho fatto questa scelta.

 

 

 

 

Alberto “Belòm” Mattiroli, cantoniere di Borgo Dora, ha un modello ispiratore che gli ha donato anche il nome di battesimo. Nella mia testa lo vedo come un uomo che ha un ruolo di spicco nella comunità in cui vive, consapevole di essere uno che conta, consapevole di essere considerato attraente dalle donne, e molto (fin troppo!)… genuino nei modi.

Per chi, come me, negli anni 90 seguiva le imprese sportive (ed extrasportive…) dello sciatore Alberto Tomba, non dovrebbe essere difficile associare il viso al personaggio.

 

 

 

 

 

Veniamo all’altra figura “sovrannaturale” della storia, l’angelo di Borgo Dora che Laura incontra due volte durante la città delle Streghe e che è il grande assente della Città dell’Assedio (ma aspettatevi il suo ritorno nel terzo e ultimo libro della saga): Raffaele. L’idea che mi ero fatto per rappresentarlo era quella di un ragazzo dalle fattezze delicate e quasi angeliche.

Quando ho visto la Maschera di Ferro e Leonardo di Caprio tra gli attori, mi sono detto: “eccolo lì”.

 

 

 

 

Infine, l’antagonista di Gustìn, Luigi Rossotto. Lo immaginavo con un viso acqua e sapone, molto ingenuo, da bravo ragazzo. L’aspetto insospettabile è davvero la sua principale caratteristica fisica. Anche la storia del personaggio di Luigi ha avuto un’evoluzione importante in fase di editing de “la città delle streghe”. Da figura imbelle, fragile e manipolata, che avrebbe dovuto servire allo scopo e finire la sua apparizione in quelle pagine, è diventato la vera e propria anima nera della storia, cosa che ha reso indispensabile la sua presenza anche nel seguito.

Per questo colpo di scena davvero decisivo devo ringraziare la mia compagna ed editor Marisa: l’idea è stata sua. Così vi mostro anche il viso con cui lei immagina Luigi, trovandomi perfettamente d’accordo: Stefano Accorsi sul set del film “Casanova”.

 

 

 

 

Chiudo così questa lunga carrellata sulla mia (e non solo mia) immaginazione. Cosa ne pensate? Con quali visi immaginate i miei personaggi? Mi farebbe tantissimo piacere saperlo: se vi va, raccontatemelo sulla pagina facebook o alla mail info@lucabuggio.it