E dopo i bellissimi disegni, con altrettanto piacere pubblico qui una raccolta speciale di fan fiction scritte dalla classe 2C delle Scuole Medie di Cumiana, che ha scelto di dedicare il proprio lavoro a uno dei personaggi che hanno più amato: il cane Calandrino.
Nel percorso di lettura e analisi dei miei romanzi, le ragazze e i ragazzi hanno deciso di immaginare un nuovo sviluppo narrativo per Calandrino a partire da un prologo comune, scritto dalla loro insegnante. In questa introduzione, si immagina che il primo incontro tra Laura e Calandrino sia avvenuto non a Borgo Dora, ma durante il viaggio tra Nizza e Torino, e precisamente poco dopo l’incontro con la misteriosa “strega di Airole”.
Da lì, ogni allieva e allievo ha seguito la propria immaginazione, costruendo nuove avventure, emozioni e sorprese per i protagonisti. Ne sono nate queste storie che arricchiscono con nuove voci l’universo narrativo da cui sono partite. E il risultato è… emozionante!
IL PROLOGO IN COMUNE
…Per quanti sforzi facesse o credesse di fare, Laura non riusciva ad allontanarsi da quella donna. Senti un fievole abbaio giungere da dietro il muretto di pietre. Distolse lo sguardo dal sorriso trionfante di quella donna e si chinò per controllare se fosse stata solo un’illusione…ma no, aveva sentito benissimo. Un cucciolo dal pelo scuro e dallo sguardo fiero la stava chiamando, quasi per sottrarla dal pericolo imminente. La fissava con gli occhietti vispi e le scodinzolava; nella sua magrezza pareva avere mantenuto tutta la vivacità di uno spirito forte: “Fila via bestiaccia! Se ti prendo, ti scuoio!”, impreco la strega, contrariata da quell’improvvisa distrazione che le aveva sottratto la preda. Ma Laura non poteva fermarsi, doveva assolutamente tornare indietro. Dimenticò cosi il tenero incontro e il cucciolo, dal nulla venuto, nel nulla scomparve. Il mattino dopo, prima di aprire la porta della casupola, Laura udì nuovamente lo stesso abbaio, che terminava con una sorta di ululato: era lui, il cagnolino, che l’aveva attesa per tutta la notte. Strano, penso tra sé, non è cosa comune per un cane cosi giovane dimostrare tanta ostinata pazienza; si chinò per accarezzarlo e si rese conto che era veramente affamato e che aveva uno sguardo particolarmente intenso, negli occhi rotondi e ridenti. ‘’Dove sono i tuoi genitori? Sei solo, vero? Ma tu non ti scoraggi, sei forte…” Il cucciolo la fissava e pareva rispondere con lo sguardo acuto alle sue domande. Laura si chiese come avesse fatto a non rendersi conto che, lui si, al di là di qualsiasi predizione, poteva essere un segno del destino: aveva sempre desiderato tenere con sé un cane e questo era il momento, per quanto il distacco dalla sua terra, i disagi e l’ignoto le avessero resa di un umore a dir poco nero. Apri la bisaccia e…
ALICE P.
… gli diede del pane secco e del formaggio, decise di portarselo dentro la casupola. Si divertirono talmente tanto che a Laura passarono tutti i brutti pensieri del viaggio, sapendo che sarebbero diventati una cosa sola. Era molto giocherellone. Ad un certo punto decise di tenerselo per sempre, perché da quando era piccola desiderava un cane. “Come posso chiamarti?”, si chiese Laura, e pensando all’allegria che le aveva trasmesso decise che Calandrino era il nome giusto.
Alcune settimane dopo, quando scopri che sua madre era mancata si sentì in colpa per la litigata avvenuta giorni prima, cosi arrivo Calandrino a consolarla e a tirarla su di morale. Poi decise che per dimenticare l’avvenuto avrebbe fatto una passeggiata, quando si girò per prenderlo, vide che era scomparso. Poco tempo dopo Laura lo ritrovò nel viottolo più buio di Borgo Dora. Vide che aveva un taglio sul musetto allora corse più in fretta che poteva per farlo curare da suo padrino Fioreste. Che appena lo vide rimase un po’ turbato perché non ne era a conoscenza. Ad un certo punto si ricordo che Laura desiderava da sempre un cucciolo allora la aiuto per curarlo. Successivamente, dopo averlo medicato chiese delle spiegazioni a riguardo.
“Vorrei tenerlo, per favore”.
Visti i suoi occhioni dolci, Fioreste annui e Laura usci di casa felicissima per I’accaduto. Si sedettero sul prato, guardando le stelle con Calandrino, osservando tutte le costellazioni visibili nel cielo.
A Laura passò nella mente il ricordo di sua madre, che era mancata e che non poteva neanche farle vedere il suo nuovo amico. Però di tre cose era certa: che sua mamma era sempre li con lei, che l’avrebbe perdonata e che le voleva tanto bene.
Laura e Calandrino si risvegliarono la mattina dopo, allora si incamminarono verso il mercato per prendere qualcosa per la colazione e decisero di prendere della salciccia per Calandrino e del pane per Laura. Il pane essendo fresco era molto buono, aveva un profumo delizioso, Laura prese anche dell’acqua per il suo cucciolo e gli e la mise in una vecchia pentola. Da quel giorno divennero più uniti che mai e inseparabili.
MORGAN
… e gli diede delle bistecche. Cominciarono ad andare verso Torino, e ad un certo punto vennero attaccati dai briganti che provarono a rubare i soldi ai viaggiatori. Riuscirono a sconfiggerli e presero i loro soldi e le loro armi. I giorni passavano e Calandrino divenne sempre più grande. Quando arrivarono a Torino salì la nebbia ma Calandrino, Laura, la mamma e il patrigno non ebbero paura anche se le persone avevano detto di stare lontani dalla nebbia perché c’era l’ Uomo del Crocicchio ma senza scoraggiarsi trovarono casa. Ma Calandrino un giorno mori misteriosamente. Passò del tempo e anche Laura stava per morire cadendo nell’acido dove si bruciò le mani, quando stranamente ad un certo punto le apparve Calandrino che la salvò. Laura non credeva ai suoi occhi, cosi li chiuse ma quando li riaprì Calandrino era sparito nel nulla. Da quel giorno Calandrino divenne l’angelo custode di Laura, ogni volta che aveva un problema Calandrino le appariva e glielo risolveva. Laura da quel giorno non sarebbe più stata sola e neppure triste.
VIRGINIA M
…tirò fuori i resti della vivanda della sera prima. Rientrò in casa e prese una fondina, e ci mise gli avanzi. Il cagnolino inizio a mangiare con grazia. Laura mentre lo guardava nutrirsi inizio a pensare ai cani visti per strada che si cibavano in modo grezzo invece lui era elegante. Appena il cagnolino ebbe finito scomparve nella nebbia fitta…
La ragazza si penti molto di aver litigato con la madre, e mentre era immersa in questi pensieri udì un abbaio provenire dal boschetto lì vicino e le torno in mente il cagnolino visto qualche giorno prima, che, ad un certo punto sbucò fuori, come se le avesse letto nel pensiero.
Qualche minuto dopo la ragazza decise di dargli un nome, che poteva essere gradito dalla madre, in modo da sentirsi sempre con lei; qualcosa di leggero e alato che compariva inspiegabilmente alla vista, la calandrella il piccolo volatile tanto amato da Bettina trasformato al maschile Calandrino.
MARTINA M.
…e tirò fuori dei pezzi di pane secco del giorno prima, dell’acqua in un recipiente. Dopo che il cucciolo ebbe finito di sfamarsi per riacquistare le energie occorrenti, Laura notò che il pelo era di un nero lucido, arruffato ma morbido, il muso era abbastanza grande, il suo sguardo penetrante e allegro, chiamò il cane per farlo entrare nella baracca di passaggio, e dopo Laura disse: “Fioreste posso chiederle una cosa?” “Sì certo dimmi pure” rispose Fioreste. “Ho trovato un cagnolino qui fuori e ho pensato di accudirlo, che ne pensa?” disse la ragazzina con un affetto che denotava il suo cuore. Fioreste all’inizio non era molto d’accordo ma poi si rese conto che Laura aveva uno sguardo felice che non si vedeva molto spesso, soprattutto in questo tempo che aveva litigato con la madre e poi si ricordo che era stato da sempre uno dei
sogni della ragazza quindi annui. Laura inizialmente era un po’ stupita che Fioreste avesse accettato inoltre si preoccupò di
decidere il nome per il cucciolo
Dopo varie ipotesi decise per Calandrino che piacque anche al padre. Dopo alcuni mesi, Laura era con Calandrino al mercato delle Erbe per vendere le essenze, saponi, creme e l’acqua di colonia, tutte fatte da lei, e ad un certo punto la fanciulla senti delle urla e andò a vedere che cosa fosse successo:… il suo cane sentì l’odore del salame e cercò da dove provenisse. Laura era tornata alla sua postazione di venditrice ma quando si accorse che Calandrino non c’era più si mise a cercarlo. Passati cinque minuti di ricerca la fanciulla trovò il suo cane vicino al banco dei salami, lo prese e lo portò nel suo banco per vendere le sue essenze.
SOFIA S.
… gli diede un pezzo di pane che aveva tenuto in tasca per il viaggio. Se ne andò guardando il cagnolino e quando si voltò ripensò al litigio che aveva avuto con la madre, dove un po’ si penti ma cerco di non pensarci troppo.
Entro dentro la baracca e dato che era tardi andò subito a dormire senza neanche cenare. Dormì molto male e si svegliò un po’ scombussolata. Il mattino seguente decise di uscire e andare a fare un giro. Dopo poco che stava camminando un uomo che aveva l’aria da poco di buono, la chiamò da lontano dicendogli “ehi, bella signorina cosa fai in giro tutta sola?” con aria maliziosa. Laura non gli diede retta fino a quando quest’uomo la prese per il braccio e le disse “dove pensi di scappare eh??” Laura lo imploro di lasciarla andare ma l’uomo cerco di toccarla sempre di più. Laura da lontano vide lo stesso cane cui aveva dato il pezzetto di pane la sera prima. Il cane si mise a correre più forte che poteva e quando arrivò vicino all’uomo gli morse la caviglia così forte da farlo cadere a terra, Laura scappò il più lontano possibile e si fermò vicino ad un albero a prendere il respiro. Il cane arrivo e le saltò addosso in modo affettuoso per tranquillizzarla. Abbracciò il cane e disse “mi hai salvato la vita” il cane fece un volto compiaciuto come se avesse capito. Laura decise di portarlo con sé fino alla baracca di modo che se ‘avessero di nuovo attaccata sarebbe stata protetta. Dopo circa 10 minuti si abbassò una terribile nebbia, Laura non vide più nulla e perse di vista il cane ma con il suo infallibile senso dell’orientamento riuscì a ritornare alla baracca, quando ad un certo punto dal nulla riappari il cagnolino come un colpo di magia. Laura gli disse di aspettare un minuto fuori e il cane si sedette ad aspettare. Fioreste e Bettina appena la videro gli chiesero con un volto preoccupato dove fosse stata per tutto questo tempo e lei spiegò tutto. Parlò anche del cane e sul fatto che le avesse salvato la vita e il desiderio di tenero con sé. Fioreste e Bettina erano molto titubanti all’inizio ma poi quando lo videro cambiò tutto anche per loro. L’umore di Laura cambiò velocemente quando le dissero di si, sembrava essere la ragazza piu felice al mondo. Al pomeriggio lei e il cane andarono a fare una passeggiata, e nel mentre che pensava a tante cose le venne velocemente in mente il nome perfetto per lui. Ci pensò ancora un attimo, a un certo punto lo guardò e disse guardando il cielo “tu ti chiamerai…” e di colpo disse: “Calandrino!”
MATILDE M.
…tiro fuori del pane secco e della carne, prese una ciotola e ci mise il cibo.
Laura mentre lo guardava cibarsi penso che non era un cane comune, ma con qualcosa di speciale. Appena il cucciolo ebbe finito, scomparve nella nebbia fitta, e si ritrovò da sola , le tornò in mente il litigio avuto con sua madre poco tempo prima.
Ad un certo punto penso al cane visto qualche giorno prima, ed un tratto senti abbaiare, si girò e lo rivide.
“Che strano” disse “appena ho iniziato a pensare a lui me lo sono ritrovata dietro”, e con queste riflessioni penso che fosse un altro segno.
Laura il giorno seguente riparti per il viaggio verso Torino.
Il cagnolino riuscì a seguirla fin là grazie a un pezzo di stoffa profumato, della veste della ragazza. Arrivata a Torino, Laura e Fioreste (la madre era morta in viaggio) andarono ad abitare in un poverissimo borgo popolare “Borgo Dora”.
Un giorno mentre Laura tornava stanca da una lunga giornata di lavoro, senti una specie di abbaio debole provenire dalla nebbia. Iniziò a camminare paurosamente in mezzo alla nebbia, ad un certo punto vide un cucciolo, lo stesso visto giorni prima.
La ragazza iniziò ad avvicinarsi piano piano, poi gli chiese: “Ti
ricordi di me?” lui senza emettere suono si fece accarezzare.
“Vorresti stare con me?”, dopo il cucciolo inizio ad abbaiare, scodinzolare e a saltare addosso come se avesse capito. Subito dopo Laura lo portò a casa e dice: “Papa ho una sorpresa per te “, e gli fece vedere il cagnolino.
Fioreste esultò dicendo: ”Lo chiameremo Calandrino, come il mio
racconto preferito del Decameron!”
Laura contenta lo porto in cucina e gli diede da mangiare, lo portò
in camera e si addormentarono insieme.
Il mattino successivo Laura si alzò ancora un po’ addormentata e
non si accorse che Calandrino era sparito.
LORENZO L.
… ne tirò fuori della salsiccia e gliela diede. Il cagnolino la annusò e, con delicatezza la azzannò. Dopo che ebbe finito lo spuntino, Laura lo fece entrare di nascosto e con un po’ di timore stava per esclamare un “mamma!” ma ci rifletté un attimo, ripensò alla litigata, e, che probabilmente chiederle di tenere il cucciolo sarebbe stata la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso. Allora decise di non dirle nulla. Laura portò nel suo giaciglio il cucciolo e gli mormorò: “tranquillo, resta qui per ora, tornerò non appena avrò finito di cenare, aspettami qui”. Chiuse la porta e si uni alla compagnia di viaggiatori. Una volta arrivata non rivolse una parola alla madre, consumò il suo piatto e tornò nel suo giaciglio, ma, una volta entrata si accorse che il cucciolo era scomparso! Controllò bene dappertutto: sotto il letto, sotto i pochi mobili presenti ma no, niente, il cucciolo era scomparso. Successivamente lo incontrò di nuovo ma, oramai, era già cresciuto parecchio dall’ultimo incontro. Era sera e Laura era appena arrivata a casa dopo una lunga giornata alla bottega. Stava per andare a dormire quando ad un tratto senti un ululato proveniente dalla finestra, allora scese per accertarsi di cosa si trattasse. Apri la porta e si ritrovo davanti un enorme cagnone, molto magro, sembrava non mangiasse da giorni interi; anche se era cresciuto molto dall’ultimo incontro Laura lo riconobbe subito, era proprio lui, il cucciolo che aveva sfamato qualche tempo prima. Laura noto subito che stava morendo dalla fame, lo fece entrare, apri la dispensa e ne tirò fuori della salsiccia e gliela porse; il cagnone la annuso e con delicatezza la consumo. Si era fatta notte tarda quando Laura, felice di averlo rincontrato, si addormento, ma, il giorno seguente il cane era nuovamente scomparso.
ALESSANDRO A.
… ne tirò fuori una salsiccia di carne di maiale che era riuscita a comprare con quei pochi spiccioli che aveva, e la diede al cagnolino che la guardava con i suoi occhietti vispi in segno di gratitudine. Anche se era molto affamato, assaggiò la salsiccia a piccoli morsi assaporandola fino all’ultimo boccone. Più tardi Laura se ne andò e il piccolo cagnolino la segui fino alla baracca dove la aspettavano Fioreste e Bettina per mangiare le salsicce che Laura avrebbe portato quella sera. Laura si ricordò che il cane l’aveva aspettata tutta la notte e quindi era molto intelligente per essere un cucciolo. Allora chiese loro se avessero potuto tenerlo, annuirono e Fioreste lo chiamò da dentro la casupola con il nome di “Calandrino”, che entrò scodinzolando sempre però tenendo la testa bassa in segno di umiltà. La sera, mentre Fioreste e Bettina dormivano, Laura decise di portare Calandrino a fare una passeggiata. Scese una fittissima bruma e Laura non vide più gli occhietti di Calandrino e cominciò a preoccuparsi. Allora lo chiamò ma non ricevette risposta. Cominciò a insospettirsi sempre però continuando a cercarlo. Sentì un abbaio che proveniva da dietro di lei e si girò, ma non vide e non udì più nulla. Avvertì che qualcuno le stava toccando la spalla ma non riuscì a scorgere nulla e pensò che stesse impazzendo. Ma poi si rigirò di scatto e vide una bambina che saltellava felice cantando. Laura le chiese cosa stesse facendo tutta sola di notte e se per caso aveva visto un cane di grandi dimensioni per la sua età, con il manto bruno e con due occhietti vispi…
DEDJIA U.
… apri la bisaccia e tirò fuori delle salsicce, perché il cagnolino pareva affamato. Le divoro assaporandosele e guardando Laura con gli occhietti vispi come per dire: “ Non mi lascerai solo, vero? “. Laura provava pieta per quel povero cucciolo randagio, e avrebbe tanto voluto adottarlo. Ma ecco che arrivo Costanza, che avvertì Laura dicendo: “ Cara Laura, è ora di ripartire”. Ma noto il cagnolino scodinzolante e aggiunse: “Da dove viene questo bel cucciolo?” Laura rispose: “Questa mattina è arrivato davanti alla porta e gli ho dato da mangiare. Vorrei tanto adottarlo”. Ma Costanza disse: “Amica mia, non so se tua madre lo accetterà dopo il litigio di ieri. Comunque è meglio se ti sbrighi.”
Allora Laura e i compagni viaggiatori ripresero il viaggio verso Torino tra le Alpi Liguri. Quando si fermarono per una sosta la ragazza decise di partire per una passeggiata, nonostante gli altri glielo avessero sconsigliato a causa della nebbia. Si inoltrò nella bruma fitta e camminò per qualche chilometro, ma ad un certo punto si perse. Ma improvvisamente udì un abbaio che pareva familiare. Si girò e vide arrivare il cagnolino che aveva incontrato la mattina. “Ancora lui! “ penso: “Com’é possibile che mi segua dappertutto?”. Il cucciolo si avvicinò e si fece accarezzare. Si doveva essere molto affezionato a Laura. Non poteva lasciarlo solo. Quindi prese finalmente la decisione di adottarlo, e pensando a una novella del Decameron lo chiamò Calandrino.
Iniziò a camminare cercando di trovare la via per raggiungere i compagni. Ma improvvisamente udì un grido, quello della madre: “Aiuto, ci sono i briganti!”
Infine ecco la fan fiction di Maya, che ha scelto un momento diverso per far ambientare il ritorno di Calandrino… nel bel mezzo della Città dei Santi!
MAYA C.
Maria Corona, Felice e Gustin all’entrata di quella caverna … buia e spaventosa, non sapevano se entrare. Proprio in quel momento si intravide una torcia che si stava spegnendo dentro la grotta e Gustin si fece avanti dicendo:” Se voi non volete venire non venite, ma io vado…per Laura!”. Anche gli altri due amici si fecero avanti, e tutti e tre si avviarono a salvare Laura. Intanto nella caverna la ragazza era impaurita ma sapeva di essere forte e non pianse. Pensare a tutti i momenti felici passati con Gustin le rafforzarono l’animo, benché fosse sicura che non l’avrebbe mai più rivisto. Mentre Laura si faceva coraggio, l’impavido Gustin avanzava sempre più lungo quella tetra ed oscura caverna. I tre avventurieri camminavano ora più speditamente, ora più lentamente, a seconda del terreno che si presentava lungo la grotta ma cercando di percorrerla comunque il più velocemente possibile. All’improvviso il silenzio fu interrotto da un un ululato familiare. Il ragazzo lo riconobbe subito ma, non essendo ancora certo che fosse Calandrino, prosegui. L’ululato si ripeté più volte finché Gustin si voltò verso i suoi amici per capire se solo lui l’avesse riconosciuto ma non ottenne alcuna conferma. A quel punto tra sé e sé si chiese :” Se fosse realmente Calandrino questi ululati significano che ha bisogno di aiuto?” Senza pensarci due volte si mise ad ascoltare e capire da dove arrivasse quel suono. “Calandrino! Calandrino!” gridò speranzoso. “Bau!Bau!” abbaiò il cane di nuovo. Il ragazzo provo a chiamarlo e poco dopo dal buio della caverna comparve il cane. Avrebbe voluto con molto piacere chiedergli cosa ci facesse in quel luogo e come fosse arrivato lì, ma rimase senza alcuna risposta e con molti dubbi. Gustin, Felice, Maria e Calandrino si avviarono a salvare Laura e improvvisamente iniziarono ad udire….un coro. Le parole non erano del tutto chiare. I quattro salvatori intravidero una luce sempre più vicina. “Eccola lì” sussurrò Gustin, pieno di speranza, per non farsi scoprire. Calandrino si fece piccolo piccolo e riuscì ed entrare in quell’antro spaventoso che si apriva davanti a loro. “Sembra che stia avvenendo un rito in onore del Diavolo” penso tra sé e sé Gustin preoccupato su come salvare Laura. L’impavido Felice disse, utilizzando la lingua dei segni, “Io l’ho gia scampata una volta la morte, adesso per me può essere anche la fine!” Gustin non voleva sacrificare il suo amico, perciò si sedette su una pietra lì di fianco a pensare a come avrebbero salvato la sua ragazza. Mentre i tre rimanevano in silenzio pensierosi, Calandrino riuscì a infilarsi in mezzo alla gente che si era radunata in quel luogo e a emettere suoni dolci che solo la padroncina poteva riconoscere. All’inizio Laura pensava di essere diventata pazza, ma poi si rese conto che il cane che sentiva abbaiare era veramente il suo cagnolino. La ragazza in preda al panico inizio a farsi domande: “Calandrino è morto. Io l’ho visto…” oppure” Ma com’è possibile che sia vivo? E come mi ha raggiunta sin qui?” Riflettendo sull’ultima domanda cominciò a guardarsi intorno e all’improvviso vide Gustin. Piena di speranza, mentre veniva trasportata verso l’altare da due uomini vestiti come sacerdoti, tento di liberarsi. All’improvviso la grotta cominciò ad illuminarsi, ma non capì cosa stesse succedendo né da dove provenisse tutta quella luce. Maria Corona riconobbe subito quel bagliore così accecante: si trattava dell’Angelo Raffaele che con la sua luce misericordiosa, fece scomparire Laura, Gustin, Calandrino, Maria Corona e Felice. Piena di gioia, Laura passò il resto della serata a giocare con il cagnolino. Quella sera, inoltre, i bambini che avevano raccontato alla fanciulla di aver visto qualcuno uccidere Calandrino, confessarono che in realtà erano stati raggirati da Maurizio, il quale la voleva far soffrire. Infatti mise davanti alla casa della fanciulla un cane che assomigliava a Calandrino con il solo scopo di addolorare Laura.
Cosa posso dire? Leggere le storie inventate dalla IIC partendo dai miei personaggi è stato un vero piacere. Ognuna con il suo tono, la sua atmosfera, la sua invenzione: tutte diverse, tutte vive. Per me è stato come tornare indietro nel tempo, a quando avevo più o meno quell’età e scoprivo l’amore per la scrittura con il mio primo romanzo (la storia di tre amici alla scoperta del segreto del Triangolo delle Bermude). Quella scintilla di allora non mi ha più abbandonato.
Devo confessarlo: molte di queste storie hanno una fantasia e una vivacità narrativa che, alla loro età, io potevo solo sognarmi. E se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, in quella classe ci sono tanti futuri scrittori. A patto che continuino a leggere, a scrivere, a sognare… e soprattutto, se vorranno davvero seguire quella passione che dentro di loro ha già cominciato a brillare.
Grazie a tutti loro, e grazie alla loro professoressa Clelia Ballario, per aver dato nuova voce ai miei personaggi!