Si fermarono in una piazza lastricata in pietra, davanti a una chiesa. Sopra l’ingresso erano incise le parole Consolatrix Afflictorum, Consolatrice degli Afflitti. Le mura della città s’intravedevano vicine, dietro una fila di case.
«Questo è il luogo più santo di Torino, la Consolata. Parleremo dentro.»
Quand’ebbe varcato la soglia, Laura sentì il respiro venire meno perché non ave-va mai visto una chiesa tanto bella. Sembrava ci fosse oro dappertutto: sugli stucchi che decoravano le colonne, lungo la volta dalla curiosa forma ovale, sui candelabri, sulle cornici dei quadri, sulle statue di angioletti.
Rosina la portò a sedere in fondo alla chiesa, lontano dai fedeli in preghiera. «La santità di un luogo non basta a tenere lontano il Male» sussurrò. «Anche il Giardino dell’Eden era infestato dal serpente. Qui in città sono conservate tante reliquie, tra cui la più santa di tutte, la Sacra Sindone… »
Rosina alzò gli occhi sugli affreschi della volta che mostravano una schiera di angeli in adorazione. Quando riprese, sembrava che il fiato le fosse rimasto impigliato in gola: «Ogni tanto una lavandaia annega nella Dora, perché qualcosa la tira per la gonna sott’acqua. Un ambulante scompare, e poi si trova il suo corpo sbranato da bestie feroci.»
«E voi… voi pensate che sia opera del…»
«Del Demonio, sì. Troppe cose strane sono accadute, cose che ho visto con i miei occhi e che ho timore perfino di raccontare.»
«Per questo avete voluto parlarne qui?»
«Fare il suo nome è pericoloso, ogni volta attiriamo la sua attenzione. Noi lo chiamiamo Uomo del Crocicchio.»
«Perché?»
«Ci sono dei tabernacoli, all’incrocio di alcune vie qui in città. Ce n’è uno anche a Borgo Dora, te lo mostrerò. Sono dedicati a Lui.»
Laura sgranò gli occhi: «Qualcuno Lo adora?»
«No, sciocca! Certo che no! I tabernacoli sono come le maschere sulle facciate dei palazzi e sui batacchi dei portoni. Il Demonio si riconosce in quei visi e, siccome è molto vanitoso, a volte si perde a contemplare se stesso, scordandosi di reclamare l’anima per cui era venuto.»
La funzione stava per cominciare e i monaci presero posto nel coro: avevano una cappa bianca senza maniche ma col cappuccio, indossata su una tunica e chiusa da una cintura di cuoio.
«Introibo ad altare Dei» annunciò il prete, chinandosi a baciare l’altare.
«Ad Deum, qui laetificat juventutem meam» mormorarono Laura e Rosina, insieme agli altri fedeli. Si fecero il segno della croce e la Messa ebbe inizio.

(La Città delle Streghe)

Nel luogo in cui oggi sorge il Santuario della Consolata c’era un convento dell’ordine Cistercense dedicato a Sant’Andrea, ma con una Cappella della Vergine Consolata.

La chiesa fu più volte restaurata e modificata (l’intervento del Guarini iniziato nel 1679 fu quello più rilevante), in particolare la cappella che fu ampliata, ornata di 4 colonne di marmo nero, di pitture e stucchi rappresentanti le festività della Beata Vergine. Nei giorni festivi la cappella era illuminata da nove lampade d’argento.

L’amore dei Torinesi per il santuario e per il culto della Vergine è testimoniato da diversi eventi miracolosi. All’inizio del 1100, un cieco che veniva da Briançon, vide in sogno un’icona della Madonna e il luogo in cui era custodita. Quel luogo era nascosto all’interno della chiesa. Una volta recuperata l’icona, l’uomo tornò a vedere.

Nel 1706, durante il celebre assedio di Torino, la chiesa fu presa di mira dai cannoni francesi. L’intento del generale La Feuillade era quello di scoraggiare i torinesi abbattendo il loro santuario e la presunta protezione celeste sugli assediati. Tre giorni di bombe non diedero effetto, un po’ a causa dell’incompetenza degli artiglieri francesi, un po’ perché le opere di fortificazione rendevano difficile prendere la mira sul santuario, che pure era a ridosso delle mura cittadine. Rimane testimonianza di quei giorni: una palla di cannone sulla facciata della chiesa. (non badate alla targa, cita l’anno sbagliato: nel 1704 non ci fu alcun assedio!). Per i torinesi di allora quegli errori di mira furono tutt’altro che casuali: era la Madonna stessa a deviare le palle di cannone! Ho visto un santino dell’epoca con la Vergine a braccia spalancate e i proiettili a destra e a sinistra.

Per concludere questa breve chiacchierata sulla Consolata, vale la pena citare gli ex voto, una consuetudine antichissima che univa persone di ogni stato sociale. Nobili e plebei, ricchi e poveri. Oggi è possibile ammirare una galleria di quadretti, per lo più del periodo pre, durante e post seconda guerra mondiale, ma anche un’intera collezione di cuori d’argento e spalline di uniforme di ufficiali, medaglioni e perfino realizzazioni all’uncinetto. Gli ex voto della Consolata sono più di 13000.

Da buon torinese, sono molto affezionato alla Consolata. Non sono particolarmente religioso, ma vi assicuro che ogni volta che entro in questo luogo dentro mi sento colmare da una sensazione unica di serenità e pace.

Ringrazio Atlante Torino per l’immagine in evidenza.