Devo ammettere che questo libro è giunto in modo inaspettato; come avevo già raccontato in questo blog, girando per la fiera di “Più libri più liberi” avvenuta a fine del 2017 a Roma, ero rimasto piacevolmente sorpreso dalle persone né vari stand, che oltre a venderti nello specifico romanzi su romanzi, ti spiegavano la storia del libro stesso, di come l’autore era giunto a tale creazione; uno di questi, ovvero quello del La Corte Editore, mi aveva particolarmente colpito e sula scia dell’interesse verso uno specifico arco storico e la città protagonista decisi di comprare tale romanzo. Pieno d’interesse poi ho iniziato questa lettura e ora andremo a vedere se le attese sono state mantenute.

Cosa mi è piaciuto:

Partiamo dal cuore di tutto questo romanzo, ovvero l’ambientazione. Comprando questo libro, allo stand della casa editrice mi era stata esposta l’accuratezza dell’ambientazione all’interno del libro; degli studi fatti per rendere più d’atmosfera possibile tutta la storia. Non so nemmeno quanto tempo se non anni l’autore l’ha dedicato, per essere accurato il più possibile. Posso dire con tutta sincerità che il risultato è incredibile. Tutto, e quando dico tutto, intendo proprio TUTTO, s’incastra perfettamente nel periodo storico preso dallo scrittore; e non parlo soltanto di storia militare, di guerre e politica dell’epoca, ma anche delle classi sociali, degli usi e costumi nei paesi e nei quartieri di Torino.

Parlo del linguaggio delle persone, del loro dialetto misto al francese e delle declinazioni di alcune parole di luogo in luogo. Del modo di mercanteggiare se si è in città o fuori Torino; si va a essere precisi anche delle difficoltà che potrebbe avere una carovana di viaggiatori da Nizza a Torino; briganti mal tempo malattie. E poi altro, e altro ancora, nel libro l’autore si sofferma su particolarità di ogni tipo, senza dimenticare il punto che è citato dal titolo stesso del libro; streghe, paganesimo, tradizioni e superstizioni popolari, anch’esse sono ben modellate in quest’ambientazione dando al concetto religioso una forma è una situazione particolare; in un periodo così particolare della storia europea abbiamo una visione anche della fede religiosa e dell’uso di certe credenze in un modo o nell’altro da parte di talune persone.

Di conseguenza è interessante vedere come si evolve la trama all’interno di questo mondo, come i personaggi si approcciano alle situazioni e come riescono a essere sul chi vive sia in situazioni conosciute sia in condizioni di disorientamento totale. Tutto il libro dalla sensazione che le vie seguibili siano tante e ingarbugliate, come le viuzze interne di Torino, o le strade nei boschi a confine con la Francia. Non si percepisce una lentezza nella lettura (anche se parleremo di questo punto più avanti) perché si ha un senso di realismo tale nel romanzo che chi legge non si sente annoiato da quello che avviene.

Cosa non mi è piaciuto:

Più volte mi è capitato che ciò che rende interessante una storia, sia la causa principale dei problemi nel libro stesso. Anche questo libro segue tale criticità proprio nell’ambientazione fino ad ora tanto elogiata. Vi domanderete come sia possibile ciò, ebbene il problema sta nell’ampiezza del contesto e dell’ambientazione del romanzo. Ancora, come questo può essere un problema; si parla spesso di come certi racconti abbiano problemi proprio in un’ambientazione scarna e povera, qui invece c’è tanta ambientazione, è questo vero; come detto c’è tanta accuratezza, tante informazioni tanti accorgimenti storici di vario genere. Tanti…Anzi direi SOLO quello, sembra leggere! È sbagliato da parte mia dire ciò? Sì, perché è vero che c’è una trama, è verso che ci sono dei personaggi, è vero che ci sono degli intrecci e un’evoluzione della storia; ma tutto questo non si percepisce, non se ne avvede il lettore, perche tutte queste cose sono disperse in una dettagliata ambientazione, che invece di fare da contorno alla storia, diventa Il protagonista del romanzo.

Ammetto di non sapere se fosse questo l’obiettivo dell’autore, ma immagino di no! Qualsiasi romanzo deve mantenere un equilibrio dentro di esso; qui la bilancia va tutta da una parte e non vuol dire che qualitativamente trama e personaggi siano scarsi; non saranno eccellenti, ma non hanno il respiro che dovrebbero avere, sono soffocati da tutta l’atmosfera attorno che distoglie così tanto l’interesse del lettore che a metà del libro non si ricorda, più perché quei personaggi sono così importanti. La storia potrebbe girare tutta attorno al panettiere, dove va a prendere il pane Laura e uno degli uomini che lavorano con Gustìn, è sarebbe lo stesso; basterebbe scrivere attorno a loro le vicende che si susseguono e basterebbe per il romanzo, è questo è un grosso problema che cancella qualsiasi tipologia di sbavatura o di altri possibili difetti; questo perché è tutto sommerso dall’ambientazione. Posso capire un forte interesse e un attento studio per un certo periodo storico ma questo libro rischia di diventare quasi un saggio storico togliendo interesse per tutto il resto. Poi personalmente non ho trovato altre lacune, la storia appassiona e l’interesse per i delitti e l’investigazione c’è e si percepisce, ma ancora una volta ripeto, tutto troppo soffocato.

In conclusione: 

Si giunge alla fine del libro (con un finale che non commento lasciando aperta la mente ai lettori stessi sulla conclusione) e si comprende con molta convinzione quanto lo scrittore Luca Buggio si sia impegnato su questa storia, ma rimangono i problemi detti qui sopra. Un libro per essere toccare la perfezione deve mantenere un equilibrio, soprattutto se si ha a disposizione un ampio numero di pagine. Ci sono molti spunti positivi ma le mancanze ci sono e spero che proseguendo nella scrittura di altri romanzi lo scrittore sia in grado di farle scomparire.

(Francesco)

potete leggere la recensione sul blog

La Città delle Streghe di Luca Buggio