Gli scavi delle contromine francesI procedono al punto quasi di raggiungere una delle gallerie di mina sotto la fleccia dell’opera a corno. Vengono fatte scoppiare le fogate messe a difesa, ma l’esito dell’esplosione non è certo, così che si decide di scavare per liberare la galleria dai detriti, in modo da poter posizionare altre bombe da far scoppiare in caso il nemico voglia avanzare di nuovo.

Sugli spalti, si posizionano sei mortai appena usciti dalla fonderia. I soldati di entrambi gli schieramenti sono continuamente minacciati dal pericolo dato dalla pioggia di pietre scagliate dai mortai chiamati appunto “petrieri”: il più grosso di questi ha un diametro di diciotto pollici e spara più di due carrettate alla volta.

Continua, da una parte e dall’altra, il lancio di bombe e pietre. In due sole notti l’esercito sabaudo perde più di sessanta uomini.

Il quadro, di Giuseppe Pietro Bagetti, si intitola “Assalto alla Cittadella di Torino”.