Mentre i soldati francesi scavano trincee e requisiscono ville e cascine, quelli sabaudi non hanno alcuna intenzione di farsi cogliere impreparati. Anzi.

Durante la notte tra il 15 e il 16 maggio, gli imperiali portano quattro pezzi d’artiglieria in località Sassi, dirimpetto al Parco Vecchio sulla sponda opposta del Po, dove i francesi erano accampati. Tra le quattro e le cinque del mattino i cannoni cominciano a tirare sulle tende, facendo danni e diffondendo il panico. Riferisce il Tarizzo nel suo ragguaglio: “Sicchè molti vi furono, che per non perire sotto quel fuoco, non trovarono migliore spediente che di fuggirsene mezzo ignudi con disperate grida”.

Nel corso della giornata alcuni squadroni di cavalleria cavalcano verso Collegno, per osservare i movimenti nemici in quel di Pianezza e cogliere eventuali occasioni per ingaggiare battaglia… a patto di trarne chiaro vantaggio. Verso sera si scatenano alcune scaramucce, ma non particolarmente risolutive.

Nel frattempo continuano i lavori della Congregazione. Il Duca di Savoia vuole che quotidianamente qualcuno dei consiglieri vada alla Porta Susina e Porta Palazzo (le due rivolte verso il fronte nemico), per sorvegliare chi entra e che sembri arrivare “… dal campo e parti dell’inimico, o da luoghi circonvicini, et altri occupati dal medesimo, et interrogarli con metter in iscritto le luoro risposte, indi mandarli acompagnati da soldati al Palazzo Reale per esser ivi consegnati all’ufficiale deputato…”. Il timore è che vengano infiltrate in città spie nemiche e agitatori di popolo. I verbali della congregazione testimoniano anche il riconoscimento per il lavoro extra:
“La Congregazione procede alla designazione dei consiglieri e delibera inoltre Che quelli che anderanno alle porte debbino considerarsi come presenti nelle Congregazioni, e Consegli, e partecipar della regalia del zuccaro per quel tempo che saranno a detta guardia”.