La notte tra l’8 e il 9 giugno gli assedianti scavano due nuove trincee che si dipartono dalla “parallela” andando verso destra e sinistra della Cittadella, arrivando fino a 300 passi dalla “controscarpa” (così si chiama in architettura militare il muro che chiude il fossato dalla parte della campagna). Da queste nuove postazioni cominciano a sparare sin dalle prime ore dell’alba, mettendo in azione la sera anche una nuova batteria di dieci mortai. Le bombe cadono sulla Cittadella, ma molte mancano il bersaglio e finiscono nella Città Vecchia.

E’ il primo vero bombardamento documentato dalle cronache a colpire in maniera ripetuta Torino, anche se le bombe non fanno molto danno ottengono il comprensibile effetto di panico. In molti lasciano le loro case con le cose più preziose, e a volte perfino con i mobili, e vanno ad accamparsi sotto i portici di via Po. Ecco come lo raccontano le cronache dellì’epoca:

“[…]  il che fra tanto spinse gli abitanti della città vecchia, come più esposta alle bombe, di trasportar i loro mobili e effetti nel Borgo di Po, e in altri luoghi della città più remoti dalla Cittadella e Porta Susina, e ivi abitarono anche li medemi cittadini della città vecchia, e altri ne uscirono dalla città e si trattennero in diversi luoghi per il
Piemonte e anche fuori di esso”.

Lo stesso giorno viene resa operativa la decisione della Congregazione di togliere i lastrichi delle contrade più vicine alla Cittadella, per evitare il maggior danno dato dal rimbalzo delle bombe. Il 9 giugno si lavora, dunque, e si spara, da entrambe le parti. La risposta dell’artiglieria sabauda, puntuale e decisa, impedisce ai francesi di fare nuovi scavi verso la Cittadella, ma non di allungare la loro parallela verso la Porta Susina e l’opera a corno.

I bombardamenti su Torino fanno contare le prime vittime tra la popolazione civile. La notte tra il nove e dieci giugno una bomba “che piombò sulla casa del Cavaliere Vercellis vi scoppiò col disfacimento di tutte le muraglie, e vi sotterrò sotto le rovine un’Uomo e due piccole Creature.”

Le  immagini, che arrivano dal prezioso sito di Museo Torino, mostrano due palle di cannone conficcate tuttora contro le pareti di edifici torinesi. A inizio post si vede quella del Santuario della Consolata (con tanto di targa con datazione errata), di seguito quella di palazzo Solaro del Borgo in piazza San Carlo.

 

A Torino si trovano molte altre palle di cannone ma, attenzione!: non tutte risalgono all’assedio del 1706. Alcune, come quella che sporge dalla facciata della chiesa di San Filippo, risalgono a un altro assedio, quello del 1799. In entrambi i casi, però, possiamo trarre l’identica conclusione: nemmeno a Torino era al sicuro dalle bombe nemiche.